Archivio Scienze Visive2020-10-09T05:44:34+02:00

Archivio SCIENZE VISIVE

Ecco dove nasce la depressione

By |October 24th, 2016|Categories: Scienze Visive feed|

RICERCA – Sono circa 350 milioni le persone affette da depressione in tutto il mondo, stando ai dati dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità. Per quanto essa possa sorgere da eventi traumatici nel corso di una vita, appare ora sempre più chiaro che in molti casi a causarla siano squilibri chimici, anomalie cerebrali o delle connessioni neuronali. Ora sappiamo quale sia l’origine fisica della “malattia dell’anima” per eccellenza. Pubblicato sulla rivista specializzata Brain, uno studio frutto della collaborazione tra l’università britannica di Warwick e quella cinese di Fudan svela quali aree del cervello siano colpite da questo grave disturbo. Per fare ciò il gruppo internazionale di ricercatori ha sottoposto 909 cinesi a scansioni del cervello con risonanza magnetica ad alta precisione. Di questi, 488 soggetti erano quelli non depressi utilizzati come riferimento, mentre 421 erano quelli affetti dalla sindrome. Il confronto tra i due gruppi ha rivelato che nell’encefalo dei soggetti malati  le connessioni tra la corteccia orbitofrontale laterale e quella mediale risultavano alterate. La corteccia orbitofrontale laterale è la sede della non-ricompensa. Le connessioni tra di essa e le aree relative alla percezione di sé (il precuneo), al linguaggio (il giro angolare) e alle informazioni visive (la corteccia visiva temporale) apparivano rafforzate: ciò spiegherebbe perché i soggetti coinvolti provino un senso di perdita, delusione e scarsa autostima. A riprova [...]

Dalla Linea….al Simbolo

By |October 14th, 2016|Categories: Apprendimento, Dislessia, Featured, Optometria, Scienze Visive, Scuola|Tags: , , , , , , , |

Percorso di prevenzione Psicomotorio Funzionale che propone aggiustamenti alla direzione, allo spazio, al tempo , alla pausa; legati alla giusta partenza. Pensato per bambini di 5/6 anni che si preparano al delicato passaggio alla scuola Primaria. Metodo J. Le Boulch I corsi vengono proposti in studio privato Cesena: c/o Centro medico S. Mauro V. Romea, 1140 San Mauro Pascoli: Poliambulatorio Obiettivo Benessere V. del Mulino,12 Recapito mobile per info  D0tt.ssa Galbucci  Vania 347 8828993

Il cervello conserva l’immagine della mano amputata

By |September 7th, 2016|Categories: Scienze Visive feed|

SCOPERTE – Il nostro cervello possiede una mappa dettagliata delle nostre mani e delle dita, che continua a esistere per decenni anche dopo un’amputazione. Questo è quanto emerge da uno studio dell’Università di Oxford, pubblicato sulla rivista eLife, che potrebbe avere importanti conseguenze sulla realizzazione di protesi di nuova generazione. Tamar Makin, responsabile del gruppo di ricerca, ha spiegato in un comunicato: “Si  è a lungo pensato che l’immagine che il cervello possiede della nostra mano, situata nella corteccia somatosensoriale primaria, potesse essere rimpiazzata solo da un regolare input sensoriale proveniente dalla mano stessa. Nei libri di testo si apprende infatti che questa immagine viene sovrascritta qualora venga bloccato l’input sensoriale primario, ovvero la mano. Se questo però fosse vero, le persone con un arto amputato dovrebbero presentare un’attività celebrale minima o inesistente nell’area deputata. Invece sappiamo che le persone sperimentano sensazioni come quello dell’arto fantasma, ovvero avvertono la sensazione anomala di persistenza di un arto dopo la sua amputazione”. Il gruppo di ricerca ha quindi confrontato l’attività celebrale degli amputati, che presentano la sindrome dell’arto fantasma, con quella di persone che muovono mani e dita reali. Sono stati studiati i segnali celebrali di due persone la cui mano sinistra [...]

Aipoly: l’app che regala una “visione artificiale” ai non vedenti

By |March 25th, 2016|Categories: Scienze Visive feed|

SENZA BARRIERE – “Sto attraversando il Quatar, domani sarò in Australia. Potremmo sentirci quando arriverò lì?”, ci comunica Alberto Rizzoli mentre cerchiamo di fissare il nostro appuntamento telefonico d’oltreoceano, sfidando il fuso orario. Da tempo il giovane startupper non vive più nel nostro Paese: ha abbandonato l’Italia per seguire i propri sogni e il lungo viaggio sembra aver portato i frutti sperati. Sì, perché Rizzoli – classe 1994 e talento da vendere – con una brillante intuizione sta migliorando la qualità della vita di migliaia di persone non vedenti. “Tutto è iniziato qualche anno fa, dopo la laurea in gestione aziendale a Londra”, racconta con entusiasmo. “Grazie a un finanziamento stanziato da Google sono approdato prima a Mountain View, in California, e poi alla Singularity University, nella Silicon Valley, dove ho potuto sviluppare la mia idea: Aipoly.” Di cosa si tratta? Aipoly è un’applicazione per smartphone dedicata ai non vedenti che tramite un sistema di “visione artificiale” identifica gli oggetti, li descrive, ne indica la posizione e il colore. Inoltre, può riconoscere azioni e espressioni del volto umano.”Pensate alle persone che non possono vedere: in una manciata di secondi questa app scatta una fotografia all’oggetto che ha di fronte, lo [...]

Si può migliorare la vista usando la bicicletta?

By |December 22nd, 2015|Categories: Scienze Visive feed|

RICERCA – Non si tratta di una credenza popolare, ma del risultato di uno studio scientifico. Secondo infatti un articolo pubblicato sulla rivista Current Biology l’attività motoria sarebbe in grado di migliorare la plasticità del cervello, in particolare quella della corteccia visiva. Da tempo è noto il ruolo positivo dell’attività fisica per un migliore stato di salute generale e si sa che contemporaneamente si possono migliorare le capacità cognitive, rallentando l’invecchiamento. Poco si sapeva, però, del meccanismo che sta alla base di questo fenomeno. Due ricercatori italiani, Alessandro Sale e Claudia Lunghi, hanno cercato di indagare il funzionamento del sistema visivo e in particolare la rivalità binoculare, un particolare fenomeno per cui se si presentano due immagini diverse ai due occhi vi è un’instabilità della percezione visiva per cui le due immagini continuano ad alternarsi tra loro. La prevalenza di un’immagine o dell’altra, ovvero la durata di percezione di un segnale, può essere utilizzata per indagare la plasticità del cervello, ovvero la capacità dei neuroni di cambiare in risposta alle esperienze. Questa capacità è a livelli massimi durante lo sviluppo e scende rapidamente nella fase adulta. Sale e Lunghi, rispettivamente ricercatori presso l’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr) di [...]

La musica che ci emoziona velocizza la memoria

By |November 3rd, 2015|Categories: Scienze Visive feed|

SCOPERTE – “Spegni la musica quando fai i compiti”: non so da voi, ma a casa mia, quando ero ragazzina, era il ritornello quotidiano di tutti i pomeriggi. Perché, in genere, i nostri genitori credevano che i rumori di qualsiasi tipo, dalla tv alla musica, potessero interferire con la nostra capacità di concentrarci e di memorizzare. Gli effetti della musica di sottofondo nei processi mentali come la memorizzazione sono sempre stati controversi e lo sono tuttora. Tant’è vero che nonostante sia dimostrato un effetto positivo della musica durante compiti motori (aiuta la performance atletica), sembra, invece, più dubbio il suo effetto in altri compiti cognitivi. Già nel 2007 Dalton e Behm avevano chiarito che ascoltare musica mentre si guida riduce notevolmente lo stress e l’aggressività del guidatore, ma interferisce quando le condizioni stradali che richiedono attenzione e concentrazione. Oggi, però, una ricerca realizzata dal Milan Center for Neuroscience dell’Università di Milano-Bicocca potrebbe ribaltare almeno le credenze di molti genitori, assicurando che una musica emozionante, così come il silenzio, è capace di stimolare la memoria. Non un rumorino rilassante di onde marine o di brezza tra gli alberi, non una musica felice, ma una vera musica commovente. L’esperimento, condotto su 54 [...]

Anche gli umani (ogni tanto) vedono gli infrarossi

By |December 9th, 2014|Categories: Scienze Visive feed|

SCOPERTE – L’occhio umano è in grado, in alcune condizioni, di vedere la luce infrarossa, tradizionalmente considerata “invisibile”. Non sono superpoteri, ma una caratteristica umana, per quanto piuttosto rara. Questa la scoperta di un gruppo di ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, pubblicata sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America). La sensibilità dell’occhio umano varia a seconda della lunghezza d’onda della luce percepita e la struttura stessa dell’occhio e gli spettri di assorbimento dei pigmenti limitano la nostra percezione visiva alla luce di lunghezza d’onda compresa tra i 400 e i 720 nm. I ricercatori si erano però accorti personalmente di percepire alcuni flash di luce verde mentre lavoravano con un laser a infrarossi. A che cosa era dovuto questo fenomeno? Per rispondere a questa domanda,  gli scienziati hanno utilizzato la stessa luce esponendola a cellule della retina di topi e di esseri umani. Il risultato è stato che vi era un’attivazione dei fotorecettori, dovuta alla reattività alla luce, in particolare a lunghezze d’onda superiori a 900nm. È stato quindi dimostrato che i fotorecettori dei mammiferi possono essere attivati dalla luce nel vicino infrarosso. Vista la grande scoperta, [...]

Vedere il volto di Gesù sui toast è perfettamente normale

By |May 9th, 2014|Categories: Scienze Visive feed|

WHAAAT? Il venerdì casual della scienza- Si chiama pareidolia, ed è un fenomeno psicologico che ci porta a vedere forme conosciute in oggetti la cui forma (naturale o artificiale) è in realtà del tutto casuale. Se state già pensando al coniglio lunare, che ha dato il nome al rover cinese arrivato sulla Luna a metà dicembre scorso, la risposta è sì: parliamo proprio di questo. Ma anche del volto su Marte, della forma delle nuvole -che incredibilmente somigliano sempre a qualche strano animale- e del backmasking, ovvero la tecnica che prevede l’inserimento di messaggi nascosti nelle registrazioni audio, riconoscibili solamente riproducendole al contrario. Gli Slayer e i Beatles, dicono, ne sanno qualcosa. In un recente studio pubblicato su Cortex, un team di scienziati si è concentrato sulla pareidolia che riguarda i visi, come le apparizioni di Gesù o di Maria (ma anche di Elvis) sul cibo, sui sudari, su Google Earth (dove capita di vedere un po’ di tutto). Secondo loro è normale e si tratta di un fenomeno basato su precise cause fisiche. Un po’ come quando a Singapore si sono convinti che una divinità scimmia avesse fatto la propria apparizione tra le nodosità di un albero, il cosiddetto Monkey Tree Phenomenon. [...]

Il genoma estinto del delfino dello Yangtze

By |December 5th, 2013|Categories: Scienze Visive feed|

Dopo il recente sequenziamento dell'intero genoma della balenottera minore, la rivista Nature Communication ha pubblicato i risultati di quello del primo cetaceo di acqua dolce: si tratta del baji (Lipotes vexillifer), o delfino bianco dello Yangtze, specie che ha lottato per decenni contro le invasive pratiche umane che hanno fortemente interessato il fiume cinese, uno dei più inquinati al mondo, ma che è ritenuta estinta dal 2006 (la IUCN la identifica come possibly extinct). I quattro individui da cui è stato prelevato il DNA erano pertanto conservati in diversi laboratori asiatici.

Gli “universali” del cervello che legge

By |February 6th, 2013|Categories: Scienze Visive feed|

CRONACA - I circuiti attivati nel cervello per leggere un testo in cinese e uno in francese, o in un’altra lingua alfabetica, sono gli stessi, come hanno dimostrato i ricercatori guidati da Stanislas Dehaene del National Institute of Health and Medical Reserach in Francia in uno studio pubblicato su PNAS . Identiche inoltre non sono solo le aree coinvolte ma anche i due network, quello visivo e quello motorio, presi in considerazione dallo studio, anche se con intensità differenti tra ideogrammi e alfabeto. Aver considerato occhio e mano – e non udito, come nelle ricerche precedenti – ha quindi permesso di dare una svolta ai circuiti cerebrali in funzione e alle caratteristiche universali della lettura. Per comprendere meglio questi processi e i risvolti pratici dello studio abbiamo intervistato Alfonso Caramazza, direttore del Laboratorio di neuropsicologia cognitiva dell’Università di Harvard e del Centro Interdipartimentale Mente–Cervello dell’Università degli Studi di Trento.

Lettura per soli adulti

By |February 14th, 2012|Categories: Scienze Visive feed|

FUTURO - Il rapporto “Neuroscienze, conflitto e sicurezza", pubblicato la settimana scorsa dalla Royal Society, è una rassegna delle neurotecnologie sviluppate a scopo clinico e militare, e delle loro applicazioni in guerra e nel "controllo dell'ordine pubblico". Si tratta del "terzo modulo" della serie "Brain Wave". Come i rapporti precedenti (disponibili gratuitamente qui), è scritto in modo semplice e ogni termine tecnico è spiegato con cura, forse perché i dodici esperti scelti dalla Royal Society (nessuno appartenente alle forze armate o di polizia) si rivolgono innanzitutto ai governanti. Identificano le aree i cui progressi promettono "vantaggi" nel reclutare, formare, potenziare e riabilitare il personale militare: - il neuroimaging per identificare le persone che imparano più velocemente e più disposte a correre rischi; - il neuroimaging che rivela i marcatori della percezione visiva al di sotto del livello cosciente, da sfruttare per il rilevamento fulmineo di obiettivi da colpire

Le metafore che ingannano il cervello

By |February 7th, 2012|Categories: Scienze Visive feed|

CRONACA - Quando qualcuno ci dice che ha avuto una giornata dura, cosa sentiamo sotto le dita? Niente? Sicuri? Uno studio appena pubblicato suggerisce invece che il cervello possa ricreare esperienze sensoriali per aiutarci a capire le metafore comuni. Linguisti e psicologi hanno dibattuto a lungo su quanto le aree del cervello che mediano le esperienze sensoriali dirette siano coinvolte nella comprensione delle metafore. George Lakoff e Mark Johnson, in un lavoro che è presto divenuto un punto di riferimento nel campo della linguistica, Metaphors we live by (libro non ancora tradotto in italiano), hanno mostrato che il linguaggio quotidiano è pieno di metafore, alcune delle quali sono così familiari (come 'una giornata dura') che potrebbero non sembrarci particolarmente nuove o singolari. I due sostengono che la comprensione delle metafore è fondata sulle esperienze sensoriali e motorie

Avere “fiuto” è questione di allenamento

By |March 21st, 2011|Categories: Scienze Visive feed|

CRONACA – Per avere fiuto occorre essere esperti? Sembra proprio di sì. Il fiuto non è una qualità innata, ma una questione di allenamento: lo dimostrano Jane Plailly e Jean-Pierre Royet, ricercatori al laboratorio di Neuroscienze sensoriali, Comportamento e Cognizione dell’Università Claude Bernard di Lione, e Chantal Delon-Martin, ricercatrice all’Istituto di Neuroscienze dell’Università Joseph Fourier di Grenoble. L’esperimento di imaging cerebrale che hanno compiuto su profumieri professionisti e su apprendisti profumieri rivela per la prima volta che, al momento della percezione e dell’immaginazione degli odori, nel cervello si attivano regioni simili, e che questa attivazione è funzione del livello di esperienza. Un risultato che prova che l’immaginazione olfattiva funziona nello stesso modo di quella visiva o uditiva, cioè per riattivazione d’immagini olfattive nel cervello, e che tale capacità si sviluppa con l’esperienza. I risultati saranno pubblicati sul numero di marzo della rivista Human Brain Mapping. Siamo tutti capaci di visualizzare il nostro appartamento e di muoverci virtualmente al suo interno; allo stesso modo, riusciamo a canticchiare a mente un pezzo orecchiabile. Ma possiamo richiamare alla memoria l’odore del pane tostato o quello di una pesca, al punto da sentirlo veramente? L’immaginazione olfattiva è un esercizio molto più difficile di quanto [...]

Neuroscienze: oltre il riduzionismo

By |February 21st, 2011|Categories: Scienze Visive feed|

INTERVISTE - La nostra comprensione del cervello fa ogni giorno passi da gigante, raggiungendo traguardi che fino a pochi anni fa sembravano dominio esclusivo della fantascienza. I neuroscienziati stanno decodificando il linguaggio che i neuroni usano per comunicare tra loro – e permettervi di mettere insieme queste buffe linee nere che vi scorrono davanti agli occhi in una frase di senso compiuto. Mano a mano che questo linguaggio viene decifrato, i neuroscienziati lo usano per comunicare con il cervello bypassando i sensi: attaccando protesi elettroniche direttamente alla corteccia cerebrale. Dando la vista ai ciechi e facendo muovere gli arti a chi è rimasto paralizzato. Quanto manca ancora prima di creare The Matrix? OggiScienza ha chiesto un parere rassicurante ad Alberto Mazzoni, neuroscienziato dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, che si occupa di reti neurali e interfacce uomo-macchina.

Animali dalla vista corta

By |January 31st, 2011|Categories: Scienze Visive feed|

MARE - Daltonici. È questo il verdetto espresso dai ricercatori della University of Western Australia e della University of Queensland a seguito dell’analisi delle retine di esemplari di 17 diverse specie diverse di squali. Di questi, solo sette (appartenenti a tre famiglie differenti) risultano possedere recettori dei colori, detti coni, per di più dotati di un solo tipo di fotorecettore sensibile al verde, mentre noi, ad esempio, ne abbiamo tre – rosso, verde e blu. I predatori per eccellenza insomma hanno una visione monocromatica e sarebbero per lo più sensibili a quanto contrasta con il blu dell’acqua. E come se noi tornassimo a guardare la tv in bianco e nero, per capirci.

L’email dai capelli d’argento

By |April 21st, 2010|Categories: Scienze Visive feed|

COSTUME E SOCIETÀ – Nonostante le nostre abitudini in Rete siano state scandagliate in ogni dettaglio, molto rimane ancora da scoprire sull’uso che gli anziani fanno delle tecnologie digitali. In particolare, come usano la posta elettronica, lo strumento più diffuso tra quelli che il boom di Internet ha reso una tappa quotidiana per gran parte della popolazione occidentale? Sicuramente per chi non è nato nell’era digitale le difficoltà di apprendere l’uso delle tecnologie digitali sono maggiori, ma uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona e recentemente pubblicato sull’International Journal of Human-Computer Studies afferma che il rifiuto della tecnologia non è così diffuso come potrebbe sembrare di primo acchito e, anzi, “le persone anziane si sentono motivate all’utilizzo dell’information and communication tecnology (ICT) dal momento che le percepiscono come un elemento importante per essere inclusi nella società contemporanea e lottare contro l’isolamento che può aumentare con l’età”. La ricerca, guidata da Sergio Sayago, è durata tre anni e ha coinvolto circa 400 persone di età compresa tra i 64 e gli 80 anni. I soggetti sono stati seguiti in un centro sociale della città catalana, dove Sayago e colleghi hanno effettuato una vera e propria [...]

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